C’è un po’ di Eleanor Oliphant in tutti noi

Titolo: ‘Eleanor Oliphant sta benissimo’

Autore: Gail Honeyman

Quale donna non ha provato, almeno una volta, a nascondersi dietro a finte routine e precarie sicurezze pur di non dover affrontare i propri traumi?

Quale donna non si è mai aggrappata ad una qualche effimera illusione per paura della realtà?

Ecco che Eleanor Oliphant in questo romanzo si presenta come l’emblema di quello che ogni donna, anche in minima parte, rappresenta. Una donna apparentemente sicura ed equilibrata che nasconde alle sue spalle un passato doloroso e lacerante.

Riassunto e recensione

Eleanor Oliphant è una ragazza di trentanni con un lavoro, una vita e delle routine apparentemente normali.  La solitudine è parte integrante della sua vita, con weekend trascorsi in casa senza alcun contatto sociale.

Tutto nella vita di Eleanor segue un programma dettagliato, dalle uscite per andare al supermercato alla routine del lavoro, fino alle telefonate con la madre, tassativamente il mercoledì sera. La nostra protagonista tiene ogni aspetto della sua vita sotto controllo, con una cura maniacale che le permette di vivere un’esistenza tranquilla e senza ‘scossoni’.

Ed è così che Eleanor si costruisce un modo tutto suo, dove i personaggi che le stanno attorno sono semplicemente una proiezione di lati di se stessa.  Dal fantomatico uomo della sua vita, un musicista del quale Eleanor si invaghisce e che la protagonista idealizza in ogni sua sfumatura fino a farlo diventare il principe azzurro che ogni donna vorrebbe al proprio fianco. Alla figura della madre, inquietante figura femminile, che puntualmente non manca di enfatizzare le colpe e i lati deboli della figlia.

E’ in questo mondo onirico, fantasticamente costruito dalla mente ferrea di Eleanor che, improvvisamente, irrompe la vita vera.

Eleanor stringerà amicizia con Raymond, un uomo completamente disallineato con gli schemi mentali della protagonista ma che paradossalmente, o fortunatamente, rappresenterà l’elemento dissacrante che le farà riaprire gli occhi. O meglio, che la riporterà nel mondo reale; un mondo che comprende non solo la visione idealistica di Eleanor, ma anche le realtà soggettive di chi la circonda.

Raymond si presenta infatti come un personaggio rozzo, abitudinario, ricco di sfaccettature ‘imperfette’ che lo rendono agli occhi di Eleanor ‘non adatto’. Non è il principe azzurro tanto sognato, la nostra eroina se ne rende conto da subito.

Eppure tra i due nasce un reale sentimento di affetto.

Raymond insegnerà a Eleanor la bellezza dell’imperfezione. La accudirà nei momenti di bisogno, le farà conoscere il vero significato di amore e il valore dell’amicizia. Come il più travolgente dei protagonisti di un film romantico, Raymond farà aprire gli occhi a Eleanor riportandola alla vita.

Ed è da questo momento di rottura in poi che Eleanor troverà la forza per affrontare se stessa e i demoni del proprio passato. Un atto coraggioso che le permetterà di ripartire in un mondo tutto nuovo. Un mondo reale, non illusorio, dove i sentimenti vengono vissuti e sentiti realmente, le paure affrontare e gli schemi abbattuti.

Un mondo dove la nostra protagonista riacquista una sua dignità e un nome. Non più la ‘Signorina Oliphant’, cognome fittizio assegnatole a seguito di un trauma infantile, ma semplicemente Eleanor.

La nostra protagonista sceglierà di uscire da quel mondo idealizzato di perfezione e autocontrollo che si era costruita a difesa personale. E riuscirà così ad affrontare il proprio passato e a superare i propri traumi per ritrovare se stessa.

La storia di Eleanor è un insegnamento per tutte noi. Un romanzo di formazione bellissimo, che fa sorridere e allo stesso tempo provare un forte senso di tenerezza e comprensione. Perché in fondo in tutti noi c’è un qualcosa di irrisolto o un trauma da affrontare. Come, e se, trovare il coraggio per affrontare i nostri demoni è una scelta solo nostra.  

“Mi congedai da lui con aria piuttosto distratta, con i pensieri che tornavano a Marianne e alla mamma. Ora avevo del lavoro da svolgere. Il passato si nascondeva da me – o io da lui – eppure era ancora lì, immobile, in agguato nell’oscurità. Era ora di fare entrare un po’ di luce.”

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